vendredi 14 juin 2019


2ème partie : Constitution d’une armée parallèle 

L’alliance civico-militaire est un des piliers de la Révolution Bolivarienne. Elle puise ses sources dans l’histoire de l’indépendance du Venezuela, et amène les forces armées à jouer un rôle primordial dans la vie politique de la Nation. Les appels du pied de l’opposition aux militaires pour tenter de renverser Hugo Chávez, puis Nicolas Maduro, ont été récurrents depuis l’avènement de la Révolution bolivarienne en 1999. L’armée est l’objet de toutes les attentions et de toutes les convoitises. 

Depuis 2002, de nombreux ex militaires, généralement corrompus, ont pu être captés par l’opposition ou se sont soustraits à la justice de leur pays en devenant des informateurs des Etats-Unis (1). Avec l’autoproclamation de Juan Guaido comme président, les soldats vénézuéliens sont devenus une cible prioritaire des Etats-Unis. A quel commandant en chef les forces armées vont-elle se rallier dès lors qu’il y a, en apparence, deux présidents de la République ?

Dès le 18 janvier 2019, l’opposition lance l’opération Amnistie. L’Assemblée nationale, en outrage judiciaire et dont les décisions sont nulles et non avenues, approuve une loi d’amnistie pour les militaires qui reconnaitraient Juan Guaido comme président. Les autres s’exposeraient à des représailles judiciaires, et aux sanctions de Washington. Les militants de l’opposition et les médias privés se rendent aux portes des garnisons pour harceler les soldats vénézuéliens. Peine perdue. 

C’est le 23 février 2019 que va se jouer un tour de force contre les membres des forces armées. Cette date avait été retenue par les Etats-Unis et leurs alliés vénézuéliens pour faire passer en force un convoi « d’aide humanitaire ». Les 20 tonnes proposées étaient dérisoires si on les compare aux importations de nourriture et de médicaments réalisés par le gouvernement vénézuélien. Mais le but de l’opération était autre. Il s’agissait de tester la loyauté des forces armées.

L’armée est la garante de la défense de la souveraineté du territoire. La frontière ayant été fermée par le gouvernement bolivarien, l’entrée des «convois humanitaires» aurait signifié le refus des militaires d’obéir à leur commandant en chef, le président Nicolas Maduro […]







Gleisi Hoffmann: «Lo dicevamo, Lula è un prigioniero politico»
Intervista alla presidente del Pt. I lati oscuri della Lava Jato, i colloqui criminali svelati da The Intercept, la battaglia per la liberazione dell'ex presidente brasiliano: i fatti parlano da soli, processo da annullare


Gleisi Hoffmann, presidente del Pt


Ariadna Dacil Lanza

EDIZIONE DEL14.06.2019

PUBBLICATO13.6.2019, 23:58


Dopo la condanna a nove anni e mezzo di prigione emessa da Sérgio Moro e l’arresto dell’ex presidente Luis Inacio “Lula” Da Silva, Gleisi Hoffmann annunciò che la coppia del Partido de los Trabajadores (Pt) per sfidare Jair Bolsonaro alle ultime elezioni sarebbe stata formata da Fernando Haddad e Manuela D’Avila. Hoffmann è stata una sorta di capo di Gabinetto dell’ex presidente Dilma Rousseff, presente in tutti i momenti chiave dei quattro mandati presidenziali di Lula e Dilma. Per questo definirla presidente nazionale del Pt e deputata nazionale non le rende giustizia. Ha dialogato con il manifesto sulle notizie filtrate da Glenn Greenwald e The Intercept circa i dialoghi tenuti dall’ex magistrato Sérgio Moro con i procuratori federali per montare le accuse all’ex presidente Lula.
Quanto sta emergendo non è solo qualcosa contro Lula, ma è così grave da essere contro lo stato di diritto democratico brasiliano… Se è accaduto a lui può succedere a chiunque

«Quello che hanno fatto – inizia -, secondo il nostro Codice di procedura penale configura un’associazione criminale, e il fatto che Lula continui a essere detenuto è un crimine che si protrae. Sono molto gravi le denunce che abbiamo in relazione al processo Lava Jato. I fatti parlano da soli, non c’è da aggiungere altro. Ci sono scambi di chiamate e messaggi tra il magistrato Sérgio Moro – cui era stato assegnato il giudizio su Lula – e il procuratore Deltan Dallagnol, responsabile dell’accusa. Per la legislazione penale brasiliana questo implica l’annullamento del processo e la rimozione del giudice. Non è solo qualcosa contro Lula, ma è così grave da essere contro lo stato di diritto democratico, contro la democrazia brasiliana. Se è accaduto con Lula può succedere a qualunque altra persona, e si perde totalmente il riferimento della giustizia. È stato un crimine contro la libertà di Lula, contro il diritto alla difesa, contro la legalità dell’inchiesta e soprattutto contro la sovranità del popolo nel processo elettorale, visto che i modi di agire in questione hanno inciso sulla volontà popolare e fatto sì che il risultato delle elezioni fosse favorevole a Bolsonaro, che è un governo tragico per il Brasile».

Come prosegue la strategia del Pt per esigere la libertà di Lula?

Su due fronti. Il primo è giuridico: gli avvocati del presidente Lula stanno preparando un ricorso sulla base delle denunce pubblicate da The Intercept, mettendo insieme registrazioni e messaggi, mostrando la connivenza che c’è stata tra il magistrato e i procuratori, e il livello di schieramento partitico del Pubblico ministero. L’altra strategia è in campo politico: martedì scorso noi partiti di opposizione ci siamo riuniti. Siamo sei partiti ad aver firmato per esigere l’istituzione di una commissione d’inchiesta al Congresso nazionale. Chiediamo che Moro e il procuratore Dallagnol rinuncino alle funzioni relative alle proprie cariche, vogliamo che Moro spieghi al Congresso e alla nazione. E manifestiamo solidarietà al giornalista Glenn Greenwald e alla sua famiglia, che stanno ricevendo minacce.Lula poco prima del suo arresto, il 7 aprile 2018 (Afp)

Ha parlato con Lula?

Lula riafferma quello che ha detto sin dall’inizio sull’operazione Lava Jato, ovvero che è un prigioniero politico – di fatto lo è – che non ha avuto garantito il diritto alla difesa e che vuole provare a difendersi in un processo giusto; perció chiederà l’annullamento del processo data la gravità dei fatti diffusi. È quanto ha espresso attraverso i suoi avvocati.

Che ruolo stanno avendo i media in Brasile?

Abbiamo un problema con i media locali perché hanno assunto una posizione politica in tutto questo processo. Quindi stanno cercando di mettere in evidenza che le intercettazioni sono illegali, e pertanto non costituiranno una prova. Il problema è che nella stessa operazione Lava Jato, con Moro e Dallagnol, sono stati utilizzati molti audio illegali, tra cui uno di Lula e Dilma Rousseff, registrati illegalmente in una loro conversazione, poi diffusa. Una cosa difficile da giustificare per i media.

Moro adesso è un politico, crede che lo fosse già quando era un magistrato?

Sérgio Moro non potrebbe essere ministro della Giustizia, ha condannato il presidente Lula, lo ha tolto di mezzo dal cammino verso le elezionie dopo è diventato ministro dello stesso presidente Bolsonaro che ha aiutato a emergere. Mostra il suo carattere politico e avvalora quello che adesso si legge nelle pubblicazioni di The Intercept, che è anche ciò che dicevamo dall’inizio del processo contro il presidente Lula, che era un processo montato per impedire che il Pt tornasse a governare il Brasile.

E questo perché?

L’estrema destra voleva vincere le elezioni in Brasile ma non ci riuscivano perché venivamo da quattro elezioni vinte consecutive, e allora hanno utilizzato il lawfare, la giustizia per combattere l’avversario. Hanno rimosso Dilma con un colpo di stato, un impeachment, e hanno incarcerato Lula per cambiare la linea politica di gestione del paese. Questo è di una gravità estrema. Alcuni analisti hanno parlato di messianesimo sovracostituzionale di Sérgio Moro. Voleva stare al di sopra di tutto e tutti, credeva di essere il salvatore della patria, l’uomo che combatteva la corruzione. Ora che è chiaro come si è comportato e i metodi che ha utilizzato, tutto il processo ne risulta contaminato, il che è molto grave per le istituzione brasiliane. Aveva già perso legittimità quando accettò di essere ministro di Bolsonaro e ora compromette la legittimità del suo governo.Gleisi Hoffmann durante la campagna per le presidenziali poi vinte da Bolsonaro (Afp)

Quali conseguenze avrà tutto questo sull’esecutivo?

Credo che sarà un processo in cui le cose subiranno un’accelerata, ma non sarà qualcosa di veloce. Ci sarà un processo costituzionale, giudiziario e politico che porterà al coinvolgimento di tutto il governo.
Sérgio Moro voleva stare al di sopra di tutto e tutti, credeva di essere il salvatore della patria… Alcuni analisti parlano di messianesimo sovracostituzionale

traduzione di Gianluigi Gurgigno
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jeudi 13 juin 2019




Le Front de libération nationale Farabundo Martí (FMLN) de gauche a qualifié aujourd'hui le premier discours de Nayib Bukele en tant que président du Salvador de "superficiel".

La formation salvadorienne de gauche a commencé son retour dans l'opposition par un communiqué dans lequel elle remettait en question le terme "médecine amère" utilisé par Bukele dans son premier message à la nation en tant que chef de l'Etat.
Le président doit clarifier ce qu'il veut dire en donnant au peuple une médecine amère", a affirmé le Front, avec le précédent d'un appel du Fonds monétaire international pour augmenter la taxe sur la valeur ajoutée.
Pour le FMLN, ce langage néolibéral est généralement associé à des mesures telles que les hausses d'impôts, les licenciements massifs, les revers dans les programmes sociaux et les conquêtes, la détérioration de la qualité de vie de la population.
C'était un discours superficiel, adressé à ses partisans, ignorant la diversité politique et sociale de notre pays, engageant ses partisans à affronter et éradiquer toute opposition ", ajoute le texte.
Le FMLN, qui a défendu l'administration de l'ancien président Salvador Sánchez Cerén, a réitéré sa décision d'œuvrer activement à la défense des droits et du bien-être du peuple, afin d'approfondir ses conquêtes.
Dans son discours, le nouveau président n'a pas exprimé d'engagements ou de propositions concernant les grands problèmes auxquels est confronté le peuple salvadorien ", a insisté le Front, la deuxième force politique de l'Assemblée législative (Parlement).
Tag(s) : #FMLN, #Salvador, #Bukele

Bas du formulaire
2 Juin 2019



Rebondissement dans l'affaire qui éclabousse Lula au Brésil

Le site «The Intercept» a publié dimanche des informations explosives sur la manière dont les responsables de l'enquête anticorruption Lavage express ont tenté d’empêcher l’ex-président Lula de revenir au pouvoir
Les responsables de l'enquête anticorruption Lavage express au Brésil ont manoeuvré pour empêcher le retour de l'ex-président de gauche Lula au pouvoir l'an dernier, rapporte dimanche The Intercept. Le journal se base sur des fuites potentiellement explosives.
Le site d'investigation – cofondé par le journaliste américain Glenn Greenwald – a lancé ces accusations après avoir eu accès à un grand volume de messages privés échangés notamment sur Telegram entre les procureurs et le juge Sergio Moro, chargé de Lava Jato, et obtenus par «une source anonyme». Ce juge est aujourd'hui le ministre de la Justice du président d'extrême droite Jair Bolsonaro.
«Alors qu'ils ont assuré longtemps qu'ils étaient apolitiques et motivés par la seule lutte anticorruption, les procureurs de Lava Jato ont en fait comploté entre eux sur les moyens d'empêcher le retour au pouvoir de Lula et de son Parti des Travailleurs», écrit le site.
Si leur véracité est établie, ces échanges battent en brèche la supposée nécessaire impartialité du juge Moro. Celui-ci aurait fourni des indications et conseils aux procureurs contre sa bête noire, l'ex-président Luiz Inacio Lula da Silva, qu'il avait condamné en première instance en 2017.
«Sérieux doutes»
D'autres messages révèlent aussi que les procureurs avaient eux-mêmes «de sérieux doutes sur des preuves suffisantes de la culpabilité de Lula» dans l'affaire de l'obtention d'un triplex en pot-de-vin. Cette affaire l'a finalement envoyé en prison, pour huit ans et 10 mois après une révision récente de sa peine.
Sa condamnation a empêché Lula, le favori des intentions de vote à l'époque, de se représenter à la présidentielle d'octobre dernier. Il n'a cessé de clamer son innocence et de se dire victime d'une machination politique destinée à l'empêcher de se présenter à un troisième mandat, après ceux de 2003 à 2010.
«Sortis de leur contexte»
Dans une réaction rapide, les responsables de Lava Jato se sont dits «sereins» face aux accusations selon lesquelles ils auraient agi dans l'illégalité. Ils déplorent avoir été «les victimes de l'action criminelle d'un pirate qui a mené des activités très graves contre le parquet, la vie privée et la sécurité de ses membres».
Le juge Moro a de son côté «déploré la non-identification de la source (...) responsable du piratage criminel des portables des procureurs» et le fait que le site «ne soit pas entré en contact (avec lui) avant la publication, ce qui est contraire aux règles de base du journalisme». Les messages illégalement obtenus ont été «sortis de leur contexte», se défend-il.
Ce n'est qu'un début, avertit le site
Sur le fond, il dément toute irrégularité dans son comportement lors de l'enquête tentaculaire qui a permis de mettre sous les verrous des centaines de responsables politiques et économiques en cinq ans, en relation avec un gigantesque réseau de pots-de-vin autour des marchés publics du groupe Petrobras.
«Les archives obtenues par notre site sur le Brésil sont parmi les plus importantes de l'Histoire du journalisme», a écrit dans un Tweet le cofondateur de The Intercept, Glenn Greenwald. «Elles contiennent des secrets explosifs sous la forme de chats, d'audios, de vidéos, de photos et autres documents» sur le procureur de Lava Jato, Deltan Dallagnol, le juge Moro et «un grand nombre de responsables qui continuent d'exercer une importante influence politique et économique au Brésil et dans d'autres pays». «Nos reportages ne font que commencer», a-t-il averti.






CP of the Workers of Spain, PCTE on the entry of more US troops in Rota

6/13/19 12:13 PM


Spain, Communist Party of the Workers of Spain En Es Europe Communist and workers' parties


The interim PSOE government has accepted the reinforcement of USA military troops in the naval station Rota (Cádiz) with a detachment of navy helicopters, which also leads to the increase of the US detachment in 30 more soldiers. The intentions of the US Government to improve and replace its launcher destroyer warships for more updated and with more capacity ones have been recently announced.

The PSOE goes on deepening in its role as a lackey of US imperialism. A role started with the incorporation of Spain to NATO and which continued, among others, with the signature of the USA-Spain cooperation agreement which rules the relations between both countries regarding the US military bases within Spanish territory.

The PCTE denounces the role of social-democracy currently in the government for accepting a military and strategic movement like this one. It is not possible for social-democracy to talk about peace while the use of our land, water and air in the destabilizing maneuvers of NATO is still allowed. It is not possible to talk about solidarity while leading the world list of arm exporters. Just before the formation of the new “co-operation” government, the PCTE directly points out at PSOE as the responsible of all the consequences for all the peoples in the world caused by this red carpet rolled out for imperialism.

The PCTE opposes to all those maneuvers which place the working class and the peoples of the world before the risk of an imperialist war, thus we reject initiatives like the Euroarmy and we defend the unilateral exit of Spain from EU and NATO. We are decided to build a country free of US and foreign military bases, out of the Anti-Ballistic Missiles Shield, people friendly and committed to peace and solidarity.

“Neither land, nor sea, nor air for imperialists”

PCTE Press Office

June 12, 2019


El PCTE ante la entrada de más tropas de EEUU en Rota


El Gobierno en funciones del PSOE ha aceptado que EEUU refuerce sus tropas militares en la base de Rota (Cádiz) a través de un destacamento de helicópteros navales, que conlleva también el aumento del destacamento estadounidense en 30 militares más. También se han anunciado recientemente las intenciones del gobierno de EEUU de mejorar y actualizar sus buques destructores lanzamisiles de Rota por unos más modernos y con más capacidad.

El PSOE sigue profundizando en su papel lacayo del imperialismo estadounidense. Un papel que inició con la incorporación de España a la OTAN y que continuó, entre otras, con la firma del acuerdo de cooperación entre EEUU y España que rige las relaciones entre ambos países en lo relativo a las bases militares estadounidenses en suelo español.

El PCTE denuncia el papel de la socialdemocracia actualmente en el gobierno por aceptar un movimiento militar y estratégico como este. No es posible para la socialdemocracia hablar de paz mientras se sigue permitiendo la utilización de nuestra tierra, agua y aire en las maniobras desestabilizadoras de la OTAN. No se puede hablar de solidaridad mientras se encabeza la lista mundial de exportadores de armas. A las puertas de la formación del nuevo gobierno “de cooperación”, el PCTE señala directamente al PSOE como responsable de todas las consecuencias que traiga a los pueblos del mundo esta alfombra roja puesta al imperialismo.

El PCTE se opone a todas aquellas maniobras que pongan a la clase obrera y los pueblos del mundo ante el riesgo de una guerra imperialista, por lo tanto, rechazamos iniciativas como la del Euroejército y defendemos la salida unilateral de España de la UE y de la OTAN. Estamos decididos a construir un país libre de bases militares norteamericanas y extranjeras, fuera del Escudo Antimisiles, amigo de los pueblos y comprometido con la paz y la solidaridad.

“Ni tierra, ni mar, ni aire para los imperialistas”.

Oficina de prensa del PCTE
12 de junio de 2019




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June 15, 2019 - June 16, 2019 - Porvoo, Finland Congress of CP of Finland
June 21, 2019 - June 23, 2019 - Chicago, Illinois USA Thirty First National Convention and 100 year celebration of the Communist Party USA
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mercredi 12 juin 2019


Il sistema operativo russo in aiuto alla cinese Huawei
Guerra hi-tech. «Aurora» potrebbe essere una scelta per il colosso di Pechino dopo l’attacco Usa
EDIZIONE DEL12.06.2019
PUBBLICATO11.6.2019, 23:59
Le voci di un matrimonio tra Huawei e Rostelecom, telco statale russa, circolavano da giorni ma da ieri si sono fatte più insistenti. Per il portale russo The Bell, specializzato in hi-ech, la Huawei potrebbe adottare il sistema operativo russo Aurora già in commercio in versione per pc.
La versione attuale è basata su Ubuntu, anche se le versioni più recenti saranno basate sulle release di Debian Linux, ed è stato considerato fino ad oggi da alcuni esperti, un sistema molto instabile. Il ministro per lo sviluppo e le comunicazioni digitali russo Konstantin Noskov e il vice direttore esecutivo di Huawei Guo Ping ne avrebbero discusso in una villa fuori Pietroburgo qualche giorno fa durante il Forum economico. Il via libera alla trattativa sarebbe venuto dopo l’incontro tra Putin e Xi Jinping. I rumors sulla possibile partnership russo-cinese sono stati confermati dalla agenzia russa ufficiale Tass. La «gola profonda» interrogata da Tass avrebbe confermato non solo la trattativa in corso ma anche l’interesse dei cinesi «non solo per il sistema operativo Aurora ma anche per i social network, i motori di ricerca e gli antivirus russi».
Per i social la Cina potrebbe essere interessata non tanto a Vkontakte la punta di diamante che continua a rifiutarsi di condividere le informazioni di terze parti con il governo ma con il più malleabile Odnokassniki, meno popolare ma disponibile ad operazioni di controllo e censura sugli utenti. Secondo Vedomosti per gli antivirus la Cina guarderebbe con interesse al gruppo Kaspersky, il cui fondatore fu a suo tempo collaboratore del Kgb e da sempre ben visto al Cremlino.
Huawei si sta muovendo per cercare una soluzione alla minaccia di Google di non fornire più assistenza e aggiornamenti sui suoi nuovi smartphone. A tal fine l’azienda cinese sta lavorando da tempo al rilascio di un sistema operativo tutto suo per l’autunno prossimo. Tuttavia la joint-venture russo cinese avrebbe un significato politico di vasta portata nella partita antiprotezionista che Xi e Putin intendono giocare e va ben oltre, i pur importanti aspetti tecnici.
Putin nel suo discorso di venerdì a San Pietroburgo aveva spezzato più di una lancia a favore di Huawei, rompendo un silenzio sulla vicenda che durava dall’inizio della controversia tra l’azienda cinese e il governo americano.
Puntando l’indice contro la Casa bianca, il capo del Cremlino aveva sentenziato che «in quella che è stata da molti definita la prima guerra tecnologica dell’era digitale si sta cercando di spingere fuori, senza tante cerimonie, qualcuno dal mercato globale».
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vendredi 7 juin 2019



CP of Venezuela, Tribuna Popular (Nº 3.006) / Junio de 2019

6/7/19 4:36 PM


Venezuela, Communist Party of Venezuela Es South America Communist and workers' parties


TRIBUNA POPULAR

Órgano del Comité Central del Partido Comunista de Venezuela - PCV



Edición Nº 3.006 | Junio de 2019



https://issuu.com/tribuna_popular/docs/tp_3006





Camaradas, como señalamos en octubre pasado, la «reducción de páginas y tiraje [de los periódicos], o cambio de frecuencia diaria a semanal en los pocos impresos que subsisten (incluyendo los periódicos del Gobierno), o el cese de ediciones impresas para concentrarse en las digitales, e incluso el cierre definitivo de decenas de periódicos, kioscos y librerías–, no es producto de un proceso natural para adaptarse a los gustos e intereses del público objetivo», sino el resultado de la «agudización de la crisis del modelo dependiente y rentista del capitalismo venezolano, con la consecuencial reducción de las importaciones y la escasez de bienes que no son producidos en nuestro país […]»; y, como manifestamos con anterioridad, actualmente sólo es posible imprimir «importando directamente los insumos o, por la dolarización de facto de la economía,pagando en el país los servicios en divisas.»

Reiteramos nuestro agradecimiento a las expresiones concretas del internacionalismo militante clasista que, en la particular situación de Venezuela, solidariamente continúan ayudando a garantizar la publicación de Tribuna Popular.

El instrumento de combate clasista que es el periódico de los comunistas venezolanos, está en las fábricas, universidades, escuelas, barrios y calles, jugando su papel en la lucha de clases, frente al diversionismo ideológico y las agresiones del imperialismo.

Dirección de Tribuna Popular



*Carta del director de TP / Letter from the editor-in-chief of TP (24-Sep-2018)

No tenemos nada que celebrar / Nothing to celebrate (8-Oct-2018)





Ediciones anteriores: https://issuu.com/Tribuna_Popular






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